ChatGPT in azienda: dalla produzione delle risposte all'arte di fare la domanda giusta

In pochissime settimane un servizio di chat basato su intelligenza artificiale generativa è passato dall'essere sconosciuto a fenomeno di massa, con una curva di adozione tra le più rapide della storia. La sensazione, per molti, è quella di trovarsi davanti a una vera singolarità tecnologica. Ma al di là dello stupore, la domanda concreta per chi guida un brand ambizioso è un'altra: come può un'azienda usare oggi questo strumento per trarne un vantaggio reale? Con il contributo di Nicola Bonora proviamo a distinguere la sostanza dallo stupore e a capire dove il valore si sposta davvero.

Un accademico universale a portata di conversazione

Il modo più efficace per raccontare cosa sia uno strumento di questo tipo è immaginare un super esperto: un accademico di altissimo livello in tutte le materie possibili, dall'ingegneria alla medicina, dalla letteratura alla poesia, al quale possiamo rivolgere qualunque domanda ottenendo risposte con proprietà di linguaggio e precisione notevoli. A colpire non è solo la competenza, ma la naturalezza dell'interazione: si instaura una conversazione che si sviluppa un'osservazione dopo l'altra, in cui possiamo chiedere di espandere un concetto, di essere più sintetici, di cambiare tono.

La versatilità è pressoché totale. Si può chiedere di riassumere un testo lungo in dieci punti, di trasformarlo in una lista di azioni, di scrivere una scheda prodotto o la bozza di una strategia. È vero, gli errori esistono e continueranno a esistere, perché è la versione uno di qualcosa che è destinato a migliorare. Ma la differenza rispetto al passato è che, per la prima volta, funziona davvero. Per anni si è parlato di chatbot senza mai incontrarne uno capace di risolvere un problema invece di crearlo: qui il salto è di tutt'altra natura.

Perché tocca proprio i lavori creativi e di pensiero

C'è un ribaltamento che fa riflettere. Abbiamo sempre immaginato l'automazione come una minaccia per i lavori manuali e ripetitivi, mentre chi si occupava di analisi, dialogo e creatività si sentiva al sicuro nella propria fortezza di pensiero. Scopriamo invece che l'intelligenza artificiale generativa è oggi più avanti proprio nel toccare i lavori creativi, concettuali, di scrittura e ideazione: i cosiddetti colletti bianchi, prima ancora di quelli blu.

Una spiegazione arriva dall'idea di creatività come unione di puntini: la quantità di connessioni che questi sistemi possono mettere in campo è incomparabile rispetto a quella umana, e con essa cresce la complessità delle soluzioni generabili. Le automobili a guida autonoma, per un intreccio di ostacoli tecnici e normativi, non sono ancora sulle nostre strade; la capacità creativa e generativa delle macchine, invece, è già qui. Ed è per questo che il tema riguarda in modo diretto chi lavora nel marketing, nella comunicazione e nel digitale.

Abbassare la soglia di accesso alla consulenza

Uno dei vantaggi più immediati per le aziende riguarda l'accesso. Molte piccole e medie imprese faticano a raggiungere una consulenza di qualità elevata, per una distanza tra ciò che possono spendere e le tariffe dei professionisti di marketing e strategia. Uno strumento con cui poter dialogare come con un consulente abbassa questa soglia: consente quantomeno di comprendere la base di conoscenza da cui partire, di inquadrare un problema, di acquisire il vocabolario giusto.

In un test concreto, la proposta generata per promuovere un business locale attraverso il digitale è risultata meglio formulata, per chiarezza ed efficacia, di quanto la stessa realtà avesse potuto ottenere fino a quel momento. Anche solo come traccia da cui partire per richiedere preventivi, invece di affrontare un foglio bianco, il valore è evidente. È un assistente utile soprattutto in partenza, quando non si sa nemmeno cosa si ha bisogno di sapere: dà dei paletti, aiuta a tracciare il perimetro ed è, in fondo, rassicurante.

Efficienza nei contenuti: dare in pasto un testo e ottenerne mille forme

Accanto alla parte strategica c'è un enorme guadagno di efficienza sul piano operativo, prezioso soprattutto per le realtà medio-piccole che dispongono di poche risorse e poco tempo. La necessità di pubblicare su tante piattaforme, con messaggi e toni di voce diversi, trova un alleato potente: si può dare in pasto un testo di mille parole e chiedere di produrre un thread pronto per un social, rispettandone semantica, forma e sequenza.

La capacità di interpretare un contenuto, trasformarne il tono e costruirne la forma per ciascun canale rende il processo di produzione molto più rapido. In molti casi i risultati sono direttamente utilizzabili; in altri diventano spunti su cui costruire. In ogni caso, la possibilità di masticare un contenuto e restituirlo in forme diverse è, dal punto di vista dell'efficienza, uno dei vantaggi più concreti che un'azienda possa cogliere da subito.

Il valore si sposta: dalla risposta alla domanda

C'è però un ma decisivo. Tutto parte da una domanda, e non si tratta della domanda che facciamo a un motore di ricerca, fatta di poche parole chiave. Qui la domanda è una locuzione articolata, con obiettivi precisi e con la definizione del tipo di risultato che si desidera: più è ben formulata, più la risposta è immediatamente utilizzabile. Il lavoro, di conseguenza, si sposta dal produrre il contenuto al saper formulare la domanda corretta.

Questo non rende inutile chi lavora, ma gli chiede di cambiare modo di lavorare. Riporta anzi al centro il linguaggio, a lungo compresso e semplificato da keyword ed emoticon: qui è la frase complessa e precisa a produrre il risultato migliore. Formulare la domanda giusta presuppone sapere cosa si vuole ottenere, ed è una competenza che appartiene a chi conosce la propria materia. Il vantaggio per le aziende, quindi, è chiaro: concentrarsi sempre meno sul produrre le risposte e sempre più sul formularle, verificarle e correggerle, sotto la supervisione di chi garantisce la qualità del contenuto. È qui che nascono scalabilità, ottimizzazione e risparmio di tempo.