Il mondo dell'intelligenza artificiale si muove alla velocità della luce, e fermarsi a osservare le mosse dei grandi player aiuta a capire dove sta andando il mercato.
Le novità di luglio 2024 raccontano una corsa su più fronti: l'hardware che alimenta i modelli, la crescita economica dei protagonisti, i dilemmi di chi deve difendere un business consolidato e l'arrivo dell'AI direttamente sui dispositivi di consumo.
La corsa ai chip e la leadership di Nvidia
Il primo nodo è l'hardware. Nvidia è diventata una delle società a più alta capitalizzazione al mondo per una ragione semplice: produce i chip che macinano i dati necessari a generare i modelli.
Sono processori costosissimi, nell'ordine di diecimila dollari l'uno, capaci di elaborare enormi quantità di informazioni numeriche per costruire modelli sempre più potenti.
La domanda è esplosa: aziende come Meta hanno effettuato ordini miliardari, e i grandi gruppi tecnologici si contendono forniture sufficienti. Chi produce il motore di questa rivoluzione si trova oggi in una posizione di leadership difficile da scalfire.
OpenAI e Mistral: la crescita e il fronte europeo
Sul piano economico, OpenAI ha raddoppiato i ricavi in pochi mesi, arrivando a circa 3,4 miliardi di dollari: una scalabilità impressionante per una società che ha iniziato a fatturare da pochissimo tempo, e che si conferma uno dei giganti stabili di questa nuova economia, grazie anche ad accordi strategici di peso e a numerose linee di ricavo.
Non è una corsa trainata da un solo attore.
In Europa, Mistral cresce con modelli capaci di competere a livelli alti, raggiungendo una valutazione di mercato di alcuni miliardi dopo un importante aumento di capitale.
Sono numeri ancora piccoli rispetto ai colossi statunitensi, ma avere un protagonista europeo in gara è una questione di strategia geopolitica prima ancora che di orgoglio: restare fuori dalla partita dei modelli significherebbe un problema ben più grande di tante priorità ordinarie.
Il dilemma di Google
Google vive la posizione più complessa tra i grandi. È l'azienda in cui è nato questo mondo, con il celebre lavoro di ricerca alla base dei Transformer, ma lo ha custodito a lungo prima di doversi scoprire.
Il suo dilemma è che l'AI rischia di ridurre la rilevanza della ricerca, cioè la fonte principale dei suoi ricavi: se la risposta arriva già generata, senza bisogno di cliccare su un link, il modello di business viene messo in discussione.
Per questo Google introduce l'AI ovunque ma con cautela, e non senza incidenti, come le risposte palesemente errate generate nei risultati di ricerca, che hanno costretto a fare marcia indietro.
Un caso emblematico ha mostrato anche quanto la semantica possa ingannare, nella confusione tra ciò che è reale e ciò che è vero.
Apple Intelligence: l'AI sul dispositivo e il nodo europeo
Apple è entrata nella partita con la sua Apple Intelligence, giocando sul doppio significato della lettera iniziale.
La proposta è duplice: da un lato un'intelligenza locale, eseguita direttamente sul dispositivo senza passare dal cloud, con un assistente vocale finalmente capace di comprendere il contesto della schermata e di aiutare l'utente nei suoi compiti; dall'altro l'integrazione con un modello esterno per le elaborazioni più complesse, tramite un accordo con OpenAI.
Una scelta inusuale per Apple, che ricorda i primi tempi delle mappe affidate a un fornitore terzo prima di sviluppare un servizio proprio.
Per l'Europa, però, l'arrivo è rinviato. La parte di elaborazione affidata a server esterni avviene in forma anonimizzata, ma la normativa europea preferisce un utente qualificato con un account, così da poter far valere i diritti legati alla sessione.
Ne nasce un confronto regolatorio che ritarda la disponibilità di queste funzioni nel continente. Nel frattempo la partnership si è fatta più stretta, con Apple ammessa come osservatrice nel consiglio di OpenAI: una posizione che consente di conoscere in anticipo l'evoluzione dei modelli e di integrarli prima e meglio nei propri prodotti.
Modelli, video e audio: cosa è arrivato sulle piattaforme
Sul fronte dei modelli, la novità più sorprendente è la capacità di generare codice funzionante a partire da una richiesta testuale: da una semplice descrizione a un piccolo software o a una dashboard interattiva, già eseguiti e pronti all'uso.
Si avvera sempre di più l'idea che la nuova competenza fondamentale sia saper chiedere, perché alla domanda giusta questi strumenti rispondono con risultati sempre più vicini all'obiettivo finale.
Nella produzione video, i nuovi modelli di Runway raggiungono dieci secondi di sequenze coerenti in alta qualità, già utilizzabili nei progetti reali acquistando crediti, mentre le soluzioni più avanzate restano per ora riservate a pochi partner per via delle enormi risorse richieste.
Il segnale del cambiamento è il primo spot televisivo statunitense girato interamente con l'AI, senza telecamere, set o attori.
Nell'audio, le piattaforme di generazione musicale come Suno introducono la possibilità di caricare un proprio brano come riferimento di stile.
Tutto questo apre questioni ancora aperte sulla proprietà intellettuale, su cui sarà probabilmente l'Europa a dettare le regole: con un mercato di centinaia di milioni di persone, le sue normative tendono a diventare uno standard di fatto anche oltre i propri confini.