Nel mondo dell'intelligenza artificiale non ci si ferma mai, nemmeno ad agosto. Mentre in Italia si tornava dalle ferie, nel resto del mondo continuavano ad accadere molte cose, su un tema che non si è addormentato e che presumibilmente non si addormenterà mai. Vale la pena ripercorrere alcuni filoni, dal mercato alla tecnologia, fino alle mosse dei grandi player.
Mercato e tecnologia viaggiano su binari diversi
Durante l'estate il mercato finanziario ha attraversato una fase di disillusione, con minori investimenti e qualche disinvestimento, dubbi sulle enormi risorse necessarie per portare avanti queste tecnologie e operazioni di presa di profitto, secondo il vecchio adagio sell in May and go away. Ma l'evoluzione tecnologica è cosa molto slegata dal mondo degli investimenti, pur alimentandosi a vicenda: il ritmo della tecnologia resta rapido come nei mesi precedenti. Quello che cambia è l'approccio: dopo l'ondata iniziale in cui tutto sembrava meraviglioso, l'onda dell'esotismo lascia spazio a quella della performance. Si comincia a esigere qualcosa di più preciso, e ciò che esce giorno dopo giorno è davvero sorprendente.
Gli artifacts: quando il codice non è più l'output
Un esempio significativo è il modello Claude 3.5 Sonnet, molto forte nella generazione di codice, con i suoi artifacts. Si descrive a parole il software desiderato, anche un piccolo videogioco: il modello genera il codice e lo esegue, restituendo non il codice ma il risultato interattivo. Se si chiede di muovere un personaggio con i tasti WASD, premendo quei tasti il personaggio si muove. Il codice diventa il mezzo per produrre l'output interessante, non l'output stesso. È stata introdotta anche la possibilità di condividere gli artifacts e di costruire sul lavoro di altri, lasciando intravedere il tentativo di creare modelli di business virtuosi, marketplace e condivisione di revenue. È la stessa logica già perseguita da OpenAI con i GPTs, che hanno cominciato a distribuire i primi dividendi ai loro creatori. La lezione è chiara: il codice è sempre meno un output e sempre più un mezzo, perché i modelli diventano sempre più bravi a scriverlo. Un domani l'AI potrebbe persino inventare un proprio linguaggio più efficiente, che gli umani non sono in grado di leggere, perché ciò che conta è solo il risultato finale.
La democratizzazione dell'accesso
Sul fronte open source, nelle ultime settimane sono uscite elaborazioni e personalizzazioni di Stable Diffusion che generano immagini di qualità molto elevata, paragonabile a Midjourney, con un modello scaricabile che gira su un computer di medio livello. La notizia di fondo è la costante democratizzazione dell'accesso all'AI, anche generativa, sul mondo delle immagini e domani su quello dei video. A questo si aggiunge l'accesso all'infrastruttura: esistono piattaforme che permettono di far girare modelli pagando a consumo, senza dotarsi di chip Nvidia costosissimi. È un fattore di potenza sociale immensa: per la prima volta nella storia, gli strumenti più potenti sono accessibili gratuitamente a chiunque, indipendentemente da dove è nato e dalla sua condizione economica. Non serve più nemmeno il famoso garage: un giovane studente privo di risorse può costruire la prossima grande azienda, e tutto si riduce alla volontà, alla curiosità e alla capacità di sapere dove trovare le cose.
Search GPT, ovvero la dichiarazione di guerra a Google
Tra le novità dell'estate c'è anche la beta chiusa di Search GPT, il primo attacco di OpenAI a Google. Il nome stesso è una dichiarazione di guerra. Google si trova sotto attacco da più parti, da TikTok a OpenAI, e parte con un fardello enorme che i concorrenti non hanno: guadagna tantissimo dal search, quindi qualunque mossa deve evitare di distruggere la gallina dalle uova d'oro, muovendosi con pesi e contrappesi. I competitor, che dal search non guadagnano nulla, non hanno niente da perdere e tutto da guadagnare, e questa è una potenza innovativa devastante. Sarà un passaggio decisivo per capire se Google saprà fare pivot nell'era dell'AI, un'era che peraltro ha creato esso stesso, visto che i paper più importanti sul tema sono nati al suo interno. L'unico precedente paragonabile è Microsoft, l'azienda che ha cambiato pelle completamente ed è tornata al grande successo dopo l'arrivo del think different, un caso quasi unico se si pensa a chi invece ha perso slancio.
Le mosse dei grandi e il progetto Strawberry
Ai vertici si muovono anche i giganti: circolano notizie, tutte da verificare, di Nvidia e Apple in coda per entrare nel capitale di OpenAI. Avrebbe senso, vista la partnership di Apple per Apple Intelligence e il ruolo di Nvidia nei chip: aziende con enormi disponibilità di cassa che non vogliono restare semplici clienti, ma stare più vicine alla stanza dei bottoni. Sul fronte OpenAI si lavora al prossimo modello, denominato progetto Strawberry, che oltre a essere più grande di GPT-4 punta a unire le capacità di linguaggio a quelle di ragionamento logico e matematico, anche a lunga catena, superando uno dei limiti attuali. Quando uscirà non lo sa nessuno, probabilmente non oltre la primavera del 2025. Pare inoltre che OpenAI abbia firmato un accordo volontario con il governo americano per sottoporre il modello a una valutazione di sicurezza prima del rilascio: quando un modello comincia a saper ragionare, infatti, il tema della sicurezza diventa di ordini di grandezza superiore.